oam,av
diapositiva proiettata

“Non si dipingono idee.

 Non si dipinge un 'soggetto'.

 Non ci sono che misteri.

 Non ci sono che domande1.

 

Nella concezione arcaica il doppio non è una semplice riproduzione del cadavere, è una presenza fisica che ha le stesse caratteristiche del vivo e lo accompagna durante tutto l'arco della vita umana, presentandosi sotto varie forme, tra cui l'ombra. Studi sull’infanzia hanno dimostrato che, oltre ai primitivi, anche i bambini identificano nell'ombra un essere vivente. Dopo la morte, secondo le credenze primitive, il doppio non s'invola verso una realtà altra ma resta nel mondo dei vivi perché è una presenza viva e incorruttibile.

L'ombra come doppio ritorna negli scritti di Plinio il Vecchio a proposito della nascita della pittura. Narra infatti che nella città di Corinto una fanciulla, di fronte alla partenza del giovane amato, tratteggiò sulla parete l'ombra del volto del giovane proiettata dal lume di una lanterna. Con un gesto pittorico la fanciulla cercò di trattenere l'ombra, l'effigie dell'amato perché il corpo doveva partire. La pittura nascerebbe per colmare un vuoto, una mancanza, rendendo presente l'assente: “alla decomposizione della morte, l'immagine propone una ricomposizione”2.

 

1 Hélène Cixous, L’ultimo quadro o il ritratto di Dio in cat. Œuvres d’être, Roma, Temple Gallery 2000.

2 R. Debray Vie et mort de l'image (Life and Death of Image) 1995.